FAQ-Le domande più frequenti

Domande frequenti

Quanto dura una terapia breve strategica? L'esatta durata della terapia varia a seconda delle situazioni. Nella maggior parte dei casi tale forma di intervento induce i primi cambiamenti gia a partire dalle prime sedute del trattamento. I pazienti sentono cambiamento effettivo sia nella loro vita familiare che lavorativa gia dopo 10 sedute. Se terapeuta strategico alla decima seduta osserva il problema invariato, indirizza la persona a un collega piu esperto o del diverso orientamento.

Quale e’ la frequenza delle sedute? Nelle prime fasi del trattamento le sedute della terapia strategica possono essere sia a cadenza settimanale che quindicinale, a seconda del tipo di problema presentato e delle esigenze della persona stessa. Una volta ottenuto lo sblocco del disturbo, e quindi il primo sostanziale miglioramento, le sedute vengono ulteriormente distanziate per permettere alla persona di sperimentare nella propria vita quotidiana le ritrovate risorse e capacita, senza che venga a crearsi una forte dipendenza dalla figura del terapeuta. La terapia si conclude infine con 3 controlli (follow-up) condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, per verificare il mantenimento del risultato nel tempo.

Quanto dura una seduta? La durata di una seduta strategica non e mai predeterminata, ma varia di volta in volta a seconda delle diverse esigenze della persona in terapia, della fase del trattamento in cui si trova e del tipo di problema presentato. La durata della seduta puo quindi variare ampiamente da un'ora o piu (nei primi incontri) fino a venti minuti (generalmente nelle fasi avanzate del trattamento), a seconda della valutazione del terapeuta riguardo all'avvenuto raggiungimento degli obiettivi di ciascun incontro.

La terapia breve strategica da risultati duraturi nel tempo? Come emerge chiaramente dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, la presenza di ricadute e minima e generalmente non si verificano nel tempo spostamenti del sintomo. I risultati delle ricerche effettuate su migliaia di casi che sono stati trattati con la terapia breve strategica negli ultimi 15 anni, sia dal Prof. Giorgio Nardone che dai terapeuti affiliati, hanno mostrato non solo un'elevata efficacia dell'intervento valutata alla fine del trattamento, ma anche e soprattutto il mantenersi di tali risultati nel tempo.

La terapia breve strategica prevede l'utilizzo di farmaci? La terapia breve strategica e un intervento di tipo psicoterapeutico e, come tale, non prevede l'ausilio di farmaci. Qualora il paziente arrivasse in terapia con una cura farmacologica in corso, si suggerisce di proseguire con questa seguendo le indicazioni del proprio medico o psichiatra. Nelle ultime fasi di terapia lo psicologo insieme col collega psichiatra, in accordo con paziente, cerchera di ridurre gradualmente utilizzo dei farmaci, fino ad arrivare ad una completa interruzione dell'assunzione.

La terapia breve strategica davvero funziona?
Dalle ricerche effettuate presso il Centro di Terapia Breve Strategica (Nardone, Portelli, 2005; Nardone, Balbi, 2008) emergono i seguenti risultati, riguardanti la valutazione dell'efficacia dei trattamenti strategici:

Disturbi d'ansia (nel 95% dei casi)

Disturbi d'ansia (nel 95% dei casi)

(nell'89% dei casi)

(nell'89% dei casi)

Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza (nell'82% dei casi)

Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza (nell'82% dei casi)

Disordini alimentari (nell'83% dei casi)

Disordini alimentari (nell'83% dei casi)

Disturbi sessuali (nel 91% dei casi)

Disturbi sessuali (nel 91% dei casi)

Problemi relazionali nei diversi contesti (nell'82% dei casi)

Problemi relazionali nei diversi contesti (nell'82% dei casi)

Disturbi legati all'abuso di Internet (nell'80% dei casi)

Disturbi legati all'abuso di Internet (nell'80% dei casi)

Questi dati emergono dalle ricerche condotte su piu di 10.000 casi trattati nell'arco di quindici anni presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, diretto dal Prof. Giorgio Nardone.

La persona me cara ha dei problemi, ma non vuole rivolgersi ad uno specialista. Cosa posso fare? Puo succedere. La famiglia, se adeguatamente indirizzata, puo svolgere un ruolo fondamentale ad aiutare nel trattamento del disturbo. Sono due possibilita della collaborazione. Durante un primo incontro con i famigliari queste sono valutate. Lo psicologo possa dare le indicazioni su cosa fare per cercare di coinvolgere nei colloqui la persona che presenta il disturbo, oppure si utilizzera l’intervento indiretto. Esso consiste nel dare indicazioni concrete al familiare sul da farsi, su come comportarsi con chi ha il problema. Il familiare diventa cosi un vero e proprio "alleato" dello psicologo. Ne puo conseguire una richiesta da parte della persona sofferente di poter partecipare in prima persona ai colloqui, oppure, se questo non dovesse avvenire, si proseguira utilizzando semplicemente l'intervento indiretto.

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