L’empatia può essere definita come quella capacità che ci permette di entrare in sintonia con le emozioni ed i sentimenti altrui vivendoli sulla nostra stessa pelle.

L’assertività, invece, può essere identificata come la capacità di far valere le proprie idee senza voler prendere il sopravvento su quelle degli altri.

Un prerequisito fondamentale del comportamento assertivo è quello di riuscire a comprendere perfettamente lo stato d’animo degli altri, in modo tale da non creare situazioni di conflitto e garantire rispetto alle persone con le quali ci si relaziona.

Proprio in quest’ultima frase troviamo il collegamento fra empatia ed assertività: solo vivendo le emozioni e le sensazioni degli altri sulla nostra pelle riusciamo a farci valere sugli altri senza intaccare la loro dimensione personale.

Un altro punto in comune è la sensibilità personale che accomuna gli individui assertivi.

Per sensibilità personale intendiamo la capacità di comprendere a fondo i propri stati d’animo, di elaborarli ed esperirli con la piena consapevolezza di sé. Una sensibilità di questo tipo permette di produrre momenti di autoriflessione utilissimi ai fini di una comprensione a 360° di se stessi. Migliorando la conoscenza di noi stessi, la rete relazionale che ci avvolge non potrà che beneficiarne: tenderemo pertanto a produrre rapporti genuini, rispettosi degli altri ma soprattutto dei nostri stati d’animo.

Una persona assertiva non può non sviluppare nei confronti degli altri una peculiare forma di ascolto chiamata ascolto empatico. Si tratta di un tipo di ascolto arricchito da tutti quei frammenti emotivi che inevitabilmente colpiscono un soggetto assertivo ed empatico quando si relaziona.

Percepire queste “sfumature” consente di mettere a proprio agio l’interlocutore, e dà vita ad un flusso emotivamente carico che crea sintonia e comprensione fra le parti.

Bisogna fare attenzione, poiché la persona assertiva sa come dosare e regolare questo flusso, disvelando all’altro quella quota minima di sé che ritiene giusta per il mantenimento di una comunicazione empatica. Si crea pertanto una sorta di equilibrio fra i due interlocutori regolato dall’empatia e dall’assertività che richiama intensamente il concetto base

io valgo tanto quanto vali tu”.

Le neuroscienze ci forniscono una spiegazione all’empatia: i neuroni a specchio.

Si tratta di una scoperta piuttosto recente che vede come protagonista una particolare categoria di neuroni che si attivano anche solo osservando un comportamento.

La loro attivazione predispone i circuiti neurali a mettere in atto quanto visto/appreso creando una vera e propria simulazione.

Tale proprietà può essere trasposta anche sul lato emotivo: ad esempio, se vedendo una persona con il volto triste, inevitabilmente si percepisce tristezza.

Scientificamente sembrerebbe quindi dimostrato come l’empatia non sia una predisposizione innata ma una capacità alla portata di tutti che necessita solo di essere allenata e potenziata.

Come tenerla in allenamento dunque?

Durante una conversazione, ad esempio, sarebbe buona norma ricordarsi di seguire alcune regole:

1-    La prima è quella di ascoltare bene il messaggio esplicito e cercare di carpire le intenzioni dell’interlocutore che abbiamo di fronte.

2-    Una volta che si ha ben chiaro il contenuto del messaggio e le intenzioni dell’interlocutore, sarebbe poi opportuno passare alla dimensione emotiva cercando di carpire lo stato d’animo che è sullo sfondo della comunicazione verbale.

3-    Rielaborare il messaggio esplicito ci permette di comprendere meglio sia le intenzioni che la componente emotiva consentendoci di restituire un feedback (verbale e non) che esplichi al nostro interlocutore di aver pienamente compreso quanto vuole dirci/chiederci.

4-    Nel caso in cui qualcosa non ci sia ben chiaro è bene farlo presente, chiedendo spiegazioni per poi pronunciarsi con una risposta che evidenzi le nostre posizioni, siano esse di consenso o di dissenso.

Vivere il contenuto emotivo della comunicazione ci aiuta nell’esercizio della nostra assertività garantendo al nostro interlocutore sensibilità e comprensione nei confronti delle tematiche da lui affrontate.

L’ascolto empatico esige da parte dell’interlocutore lo stesso rispetto che l’ascoltatore gli ha accordato in partenza.

Le posizioni che prenderemo in base all’oggetto della comunicazione, siano esse anche di estremo dissenso, saranno comunque elaborate e confrontate costruttivamente, senza alcun elemento di conflittualità.

La nostra parola verrà rispettata tanto quanto quella di coloro con i quali ci stiamo relazionando, consentendoci di esprimere appieno tutto il nostro potenziale assertivo. È dunque un circolo virtuoso quello che unisce empatia ed assertività, l’una si nutre dell’altra ed entrambe di potenziano reciprocamente ed e si integrano perfettamente.    

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