L’empatia madre-figlio è da sempre uno dei campi dove la ricerca si è più focalizzata.

Numerosa è la documentazione a nostra disposizione. Come diceva Winnicott << Le madri sono chiamate ad essere tali, non perfette ma sufficientemente buone>>.

In base alla variazione della quantità di empatia, possiamo identificare varie tipologie di madri:

madre dominante, madre opprimente, madre adolescente e madre gelosa.

La madre dominante non riesce e non può accettare la separazione dal figlio. Ogni tentativo da parte del figlio di allontanarsi verrà punito tramite l’instillazione di un forte senso di colpa, che provoca un’angoscia intensa che impedirà al figlio di allontanarsi. Questo meccanismo si ripeterà ogni qualvolta la madre avvertirà una minaccia per il rapporto con suo figlio, figlio che sarà tenuto al riparo da ogni possibile trauma, all’interno di una campana di vetro, che lo isola da tutto e tutti. In questo caso la madre dimostra una scarsa empatia, pur ricercando morbosamente la sintonia perfetta con il proprio figlio. In tal modo non potrà che crescere un adulto insicuro, costantemente alla ricerca di amore, affetto ma soprattutto approvazione e sicurezza. La personalità del figlio sarà fragile, impossibilitata ad affrontare anche le problematiche più semplici con cui inevitabilmente si dovrà scontrare durante il corso della vita.

Parliamo ora della madre opprimente: la madre opprimente affronta il trauma di una possibile separazione con il proprio figlio caricandosi di ansia. Ansia che dimostra in ogni situazione e in ogni contesto in cui venga anche lontanamente accennato il tema della separazione. Le cose infatti “vanno bene” in casa fino a quando il figlio rimane a portata di mano. Anche in questo caso la personalità del figlio, una volta diventato adulto, sarà debole e piena di insicurezze, che molto probabilmente lo porteranno verso una dipendenza affettiva nelle relazioni interpersonali.

Chi non si è mai sentito dire dalla propria madre “Vorrei che tu rimanessi sempre il mio bambino?”.

È un pensiero molto comune, che si tramuta in patologico nella misura in cui regola totalmente il rapporto madre-figlio. Stiamo parlando della cosiddetta madre adolescenziale. Ecco allora che il linguaggio della madre non muta al cambiare dell’età del proprio figlio: regali, vestiti e tutto quello che oggettivamente e soggettivamente ruota intorno a questo rapporto rimangono fissati ad un periodo preadolescenziale/adolescenziale. Non dunque una vera e propria si verifica mai una vera e propria evoluzione del rapporto madre-figlio, intrappolando quest’ultimo in una prolungata fase adolescenziale e precludendogli la possibilità di crescere e realizzarsi come adulto sano.

Raggiungendo gli estremi più malsani troviamo la madre gelosa. Si tratta di quella tipologia di madre che investe la propria figlia con tutta la sua gelosia. Invece che esserne fiera, la madre gelosa si ritrova ad invidiare gli aspetti dove la figlia risulta essere vincente. Che sia l’occupazione lavorativa, l’aspetto fisico oppure la relazione amorosa, ogni aspetto di successo della figlia sarà posto costantemente sotto l’occhio invidioso della madre, che non aspetterà altro se non il momento di screditare e sminuire le conquiste della propria figlia.

Quando una madre risulta troppo fragile o non in grado di dare amore, il proprio figlio si troverà nella condizione di doversi fare carico del proprio genitore. In questa situazione è facile che si verifichi un’inversione di ruoli: al figlio toccherà dover fare da genitore della propria madre.

Il figlio verrà sovraccaricato di responsabilità in un periodo dello sviluppo dove in realtà non dovrebbe ancora averne o per lo meno, non di intensità consistenti.

La figura materna, pressoché mancante in quanto incapace di svolgere il proprio ruolo, sarà costantemente ricercata dal figlio che tenterà di individuarla in altri familiari (ad esempio la nonna o la sorella maggiore) e nelle relazioni amorose future dove tenderà a svolgere un ruolo paterno/materno.

L’ultima categoria di madre è quella che presenta conflitti irrisolti a sua volta con la propria madre. Queste madri tenderanno a differenziarsi il più possibile dalle rispettive, cercando di riempire tutte le pregresse mancanze accumulate durante l’infanzia/adolescenza tramite il proprio figlio. In questo modo non viene dato al proprio figlio ciò di cui ha davvero bisogno ma ciò che in realtà ha bisogno la madre. Inoltre, più il figlio rifiuta questo genere di attenzioni e più la madre tenderà a dargliene di più, creando un rapporto asimmetrico ed insoddisfacente per entrambi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Invia il commento