Ognuno di noi controlla ed è attento a quello che mangia. È interessante che una cosa che dobbiamo fare per tutta la vita come mangiare possa diventare un problema. Alcuni tra i principali disturbi alimentari sono: l’anoressia, la bulimia.

Nel caso dell’anoressia, le persone di fronte al cibo decidono di non mangiare, perciò il loro controllo si attua tramite l’astinenza; quando riescono in questo, sentono una sensazione di potere, di controllo ben riuscito. A lungo andare questa falsa sensazione di controllo si trasforma in malattia e le persone ne diventano vittime, tanto che vorrebbero mangiare ma non ci riescono.

Nel caso invece della bulimia, le persone cercano di controllare ciò che mangiano, ma falliscono e finisco per abbuffarsi.

Parlando della dieta: cosa significa essere a dieta? Che da un momento all’altro decido di mangiare certi prodotti e faccio una lista di quelli che invece non posso mangiare. La dieta quindi consiste nel tentativo di controllare ciò che mangiamo, ma come mai così tante persone falliscono? Funziona per un tempo breve, il problema è mantenerlo nel tempo, infatti molti riescono a stare a dieta per qualche mese poi a causa di eventi o situazioni stressanti ricominciano a mangiare come prima o anche di più e quindi riprendono tutti i kg persi. Quindi anche in questo caso più cerco di avere controllo più fallisco e lo perdo. Mangiare deve essere una cosa piacevole e quando la rendiamo un dovere smette di esserlo, diventa stressante.

 

Un altro disturbo che può verificarsi è detto “sindrome da vomito” (detta anche vomiting) è una sindrome molto interessante perché le diagnosi su questa si sbagliano. Non esiste nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ma le persone che vomitano vengono definite come bulimia con condotta di eliminazione o come anoressia con condotta di eliminazione. Quello che si perde di vista è che all’inizio il vomito funziona come una strategia, perché posso mangiare e quindi godere del piacere del cibo e il peso rimane entro i limiti che io voglio, in più nessuno mi dice che devo o non devo mangiare. Ancora una volta il tranello compare nel giro di 3/6 mesi, infatti il problema del mangiare e poi vomitare diventa una compulsione, una perversione basata sul cibo perché è strano, ma diventa un piacere, piacevole tanto quanto un orgasmo. Le persone affette da questa compulsione spesso non hanno vita sociale, non hanno un partner perché  non ne hanno bisogno, il cibo è molto meglio infatti: è sempre disponibile, ce l’hai quando vuoi e non rompe.

La compulsione è facile da spezzare perché ha una sequenza molto rigida, quindi se viene introdotta una variabile, se si cambia la sequenza con cui la persona mangia e vomita, la compulsione è distrutta.

 

Binge eatingFrequente è anche il “binge eating”, definito anche come disturbo da alimentazione incontrollata; le persone affette da esso alternano periodi di digiuno a periodi di abbuffate (è diverso dalla bulimia). Solitamente sono persone di successo che decidono di concedersi un’abbuffata pensando poi di riparare con un digiuno successivo, quindi il digiuno è come una sorta di punizione che la persona si auto-impone. A lungo andare le abbuffate iniziano ad aumentare e le persone perdono il controllo.

L’intervento in questo caso non riguarda l’abbuffata, non è questa il problema; il vero problema è il digiuno, perché ogni digiuno prepara la strada per ogni abbuffata. Regolarmente l’organismo è in grado di regolarsi da solo, decide cosa tenere e cosa scartare, se noi sconvolgiamo il metabolismo e quindi manteniamo l’organismo in situazione di carestia, nel momento in cui introduciamo cibo il nostro corpo assorbe tutto, anche quello che non dovrebbe assorbire. Le persone che soffrono di questo disturbo, a parte avere un pensiero costante sul cibo, associano a questo anche l’exercising, cioè una pratica fisica eccessiva ed estrema, perché sono convinti di dover compensare le tante calorie che inserisco bruciandone altrettante. L’obiettivo dell’intervento è quello di ristrutturare la percezione, cioè fare in modo che il passaggio temuto sia il digiuno e non l’abbuffata, mantenere un’alimentazione regolare ed equilibrata e reintrodurre il piacere.

Il nostro organismo nel momento in cui decidiamo noi cosa inserire, perde di vista ciò di cui ha bisogno, siamo noi a deciderlo. Abbiamo perso il contatto con il nostro organismo, non riusciamo più a cogliere i segnali che esso ci manda.

Nel momento in cui ci concediamo ciò che ci eravamo tolti, poi l’organismo nel medio e lungo periodo riacquista la capacità di cogliere ciò di cui ha bisogno, tanto da far coincidere ciò di cui abbiamo bisogno con ciò che ci piace.

La privazione crea un’irrinunciabilità del cibo e il divieto porta a pensare di più al problema, al cibo. 

 

 

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